FEDERALISMO, MANTINI (PD): NO AL COMPROMESSO PD - LEGA
24.03.2009
Roma, 24 MAR (Velino) - “Ho espresso il mio convinto voto contrario, in dissenso dal mio gruppo, a questa delega al governo sul federalismo fiscale. Per ragioni costituzionali, innanzitutto, perchè si tratta di una delega sostanzialmente indeterminata e dunque in contrasto con l'art. 76 della Costituzione ma anche in contrasto con numerosi altri principi, in particolare con gli artt. 3, 53, 81, 117, 118 e 119 della Costituzione”. È quanto afferma in un comunicato il deputato Pd Pierluigi Mantini.
“Per ragioni di insostenibilità finanziaria e democratica, - prosegue - perchè si sarebbe dovuta fare prima una riforma delle giungla dei poteri locali, coerentemente con l'art. 118 determinando le funzioni, essenziali e non essenziali, delle 21 regioni, delle 108 province, degli 8.400 comuni, delle 320 comunità montane, delle migliaia di enti sovracomunali, Ato, consorzi, delle circa 6mila società pubbliche locali e solo dopo, dopo una seria riforma, delineare le nuove forme della fiscalità e della finanza locale”.
“Un federalismo delle “piccole patrie” competitivo e divisivo, che mina la coesione nazionale, moltiplica confusioni e centri di spesa, è un federalismo che non ci possiamo e dobbiamo permettere. Né sul piano dell'efficienza democratica nè sul piano dei costi, come ci è stato ricordato da Svimez, Corte dei Conti e Istat, dinanzi al forte debito italiano e alla crisi economica ancora lunga. Per non dire del merito dei molti emendamenti respinti dalla maggioranza: sull'inclusione delle regioni a Statuto Speciale, sui maggiori poteri di controllo del parlamento, sull'assoluta potestà delle regioni di determinare le imposte dei comuni, facendo cittadini italiani di serie a, b, c, d e si potrebbe a lungo continuare”.
“Oggi, con un voto assai importante, - afferma l'esponente del Partito democratico - anche il mio gruppo esprime un sostegno ad una visione di un Paese frantumato, tra caste, egoismi localisti, individualismi su cui prospera il leaderismo di Berlusconi. Il P.d., che si astiene, ritiene che questa deriva dell'Italia possa essere corretta dal federalismo della Lega.
Io no.
Ho rispetto per tutti ma preferisco altri maestri: Cattaneo, Mortati, Calamandrei, Massimo Severo Giannini.
Credo ancora, mentre il pendolo batte verso il ruolo dello stato e del diritto nell'economia, all'idea e al valore dello stato unitario nazionale, come vi credevano i padri costituenti più che i frettolosi padri del titolo V”.
“I democratici - conclude Mantini - non sono statalisti né nazionalisti, come lo furono la sinistra e la destra. Siamo per l'insieme di stato, nazione, comunità, persona, nell'ordinamento democratico, in una visione dinamica e integrata, e non disgregata come quella che ci viene proposta e che, invece, vogliamo cambiare. Il compromesso che oggi si realizza tra P.d. e Lega non è il mio compromesso, non è la mia politica.
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